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L’Unione ha la rappresentanza, l’assistenza, la tutela e la revisione del movimento cooperativo ed esercita sugli enti ad essa aderenti la vigilanza stabilita dalle leggi vigenti.

L’Unione assicura e difende il rispetto rigoroso della libertà e dignità dell’uomo ispirandosi all’insegnamento della dottrina sociale cristiana, perseguendo lo sviluppo della cooperazione. Pertanto l’Unione è un organismo libero ed indipendente, quindi autonomo da ogni partito politico, aperto a quanti credono nella cooperazione quale strumento di solidarietà e di promozione umana e civile, ed inoltre riconosce il valore etico della cooperazione sociale e ne promuove il suo sviluppo.

L’U.N.C.I. nasce, di fatto, nel 1971 con il distacco dalla ConfCooperative di un nucleo proveniente dal movimento Acli e dalla CISL a causa dei cedimenti e dalla mancanza di un progetto autonomo di questa organizzazione sul versante della promozione ed attuazione di quegli ideali di libertà, di giustizia e di solidarietà che legittimano la presenza dei cattolici nel sociale. L’U.N.C.I. nasce, quindi, in un periodo di grande dinamismo per l’istituzione cooperativa, gli anni Settanta, anni di crisi, ma anche di crescita dell’economia, soprattutto nel tessuto di base delle piccole e medie imprese, di cui la cooperazione fu uno degli strumenti più importanti.L’U.N.C.I. si propone pertanto di attuare gli ideali e i principi della cooperazione ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa enunciata nell’Enciclica Rerum Novarum.La validità e la solidità anche economica di questo tentativo di creare una forza nuova nel panorama cooperativo italiano ebbe la sua definitiva consacrazione con il suo riconoscimento giuridico, avvenuto con decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale in data 18 luglio 1975, dopo aver superato il numero di mille cooperative associate. Il 10 dicembre 1975, in seguito ai ricorsi presentati dalle tre centrali storiche, il TAR del Lazio decide la sospensione di efficacia del decreto di riconoscimento dell’Unci. Nel 1980, con un provvedimento firmato dal sottosegretario, il Ministero del Lavoro annulla d’ufficio il decreto di riconoscimento dell’U.N.C.I.. Contro questo provvedimento ‘U.N.C.I. ricorre al TAR contestando, tra l’altro, la violazione dei principi generali in materia di annullamento d’ufficio e l’eccesso di potere per difetto di motivazione e per comportamento contraddittorio del Governo. Dopo che il TAR ebbe ritenuto fondato tale ricorso, il 18 giugno 1982 il Consiglio di Stato decise gli appelli riuniti delle tre centrali storiche e riconobbe definitivamente l’U.N.C.I. come libera associazione nazionale di rappresentanza, assistenza e tutela del mondo cooperativo. Dopo il riconoscimento giuridico, inizia la lotta per il riconoscimento de facto e per il diritto a partecipare ai vari comitati e commissioni nazionali in cui sono rappresentate le altre centrali cooperative. Nella piena volontà di recuperare l’originario portato culturale e progettuale della cooperazione e sulla base dei principi della dottrina sociale della Chiesa individuati nella lettera Laborem Exercens e Rerum Novarum, ispiratori dell’azione del Movimento Cooperativo, l’Unione ha trovato una propria autonoma collocazione rispetto al sistema dei partiti politici da una parte e rispetto a quella delle grandi organizzazioni sindacali e professionali dall’altra. Il movimento rappresentato dall’Unione ha evidenziato ed evidenzia di fronte a tutti gli organismi istituzionali la necessità di un recupero dei valori originari della cooperazione.

La rappresentatività dell’U.N.C.I.

Rapporto UNCI 2004

Oggi l’Unione Nazionale Cooperative Italiane, grazie ad una crescita continua e costante sia organizzativa che progettuale, rappresenta circa il 20% del movimento cooperativo organizzato italiano. L’obiettivo che l’associazione principalmente continua a proporsi è quello di conciliare esigenze economiche, lavorative e sociali, offrendo un contributo a quelle che sono le problematiche più scottanti di una realtà, come quella italiana, che fa fatica a rinnovarsi e a trovare strategie di cambiamento.
Pertanto, l’UNCI si è rivolta alla promozione, nei vari settori produttivi, di molteplici iniziative strumentali alla soluzione dei problemi che presenta un’economia ancora incapace di adeguarsi a dei parametri di stabilità.
Inoltre, l’Unione Nazionale Cooperative Italiane, in quanto Associazione sempre attenta alle problematiche giovanili, ha cercato di creare situazioni di avvicinamento tra i giovani stessi e la Cooperazione.

Le proposte dell’U.N.C.I.

A causa della inevitabile ed evolutiva globalizzazione dei mercati e del conseguente processo di integrazione europea, quasi tutto il sistema produttivo e dei servizi ne ha risentito in termini di competitività. Questo è accaduto perché l’aumentata dimensione dei mercati ha posto ulteriori problemi oltre a quelli già esistenti nell’economia nazionale, soprattutto ai livelli organizzativi e gestionali, problemi che si legano ad una certa incapacità di prevedere e soddisfare una domanda in continua fluttuazione in segmenti di mercato diversi e fisicamente lontani.
Il processo di globalizzazione ha creato in Italia il rischio dell’esclusione, dai progetti di sviluppo, di alcune aree geografiche, come il Mezzogiorno, con grosse conseguenze per il livello di occupazione e per l’inserimento di grosse fasce di lavoratori nel sistema produttivo.
A tal proposito i dirigenti e i cooperatori dell’UNCI si propongono come finalità quella di fare in modo che la cooperazione si ponga come una “forza trainante dell’economia italiana” attraverso l’introduzione e la successiva organizzazione dinamica di forze che si presentino nei confronti del mercato in maniera innovativa; la cooperazione può, quindi, essere vista quale forza mediatrice in un universo economico in espansione.
Riprendiamo, a tal proposito, le parole del Presidente D’Ulizia in occasione della Conferenza Internazionale dell’Imprenditorialità Cooperativa nell’Europa del 2000, svoltasi a Bologna nel dicembre ’98: “bisogna operare su tre livelli intimamente connessi per il nostro divenire, per il divenire dell’Economia Cooperativa: a) adeguare l’impresa cooperativa alla nuova era della globalizzazione e del monetarismo europeo; b) indirizzare il movimento cooperativo verso nuove aree di sviluppo; c) porre le condizioni per creare un mercato sociale dell’economia di dimensioni transnazionali e progressivamente mondiali. È a tutti evidente la sfida della globalizzazione dei mercati economici e finanziari che vuol dire anche un più ampio ed accelerato cambiamento della cultura, dell’informazione e delle comunicazioni. La situazione politica europea è favorevole e matura per una svolta di questo tipo, cioè per considerare l’economia sociale non più un addendo dipendente dalla summa capitalistica bensì interdipendente dalla questione sociale. Perciò non solo più investimenti per più lavoro ma, anche e soprattutto più lavoro cooperativo e associato per più investimenti sociali, infrastrutturali di sviluppo transnazionali”.
Ecco che, allora, si pone in maniera piuttosto urgente un ulteriore problema, quello di una migliore organizzazione delle “reti commerciali e distributive” attraverso il potenziamento dei servizi informativi e finanziari su scala più ampia. Infatti, nel caso delle società cooperative, proprio attraverso una maggiore conoscenza risulta possibile avviare interventi migliori e nello stesso tempo mirati ai casi specifici e localizzati in precisi contesti territoriali. Prestando fede a parametri di efficienza e di competitività la cooperazione è riuscita a scrollarsi l’immagine ormai usurata di forza marginale per trasformarsi nella terza componente strutturale del sistema economico.